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RETRO MAGAZINE WORLD n. 55

E’ uscito il numero di Novembre/Dicembre 2026 di RMW. 178 pagine di vera libidine!

Per chi volesse scaricarlo ecco il link: https://www.retromagazine.net/getrm.php?id=55

..dalla quarta di copertina

AI nel minimondo dei microcomputer


A torto o a ragione l’uso dell’AI ha invaso anche la nostra passione retrocomputeristica. Non si contano
più i casi di conversioni più o meno note sui nostri vecchi computer.
Non che la cosa ci dispiaccia, anzi, piuttosto la preoccupazione più grande è rivolta a quell’aspetto
poco tenuto in considerazione, prevaricato dal desiderio di ottenere più titoli possibili: la conoscenza!
La conoscenza di cosa l’AI ha prodotto concretamente. I sistemi automatizzati esperti (così si chiamavano
una volta) producono codice senza avvisare, spiegare o dettagliare, a meno che non lo si chieda
esplicitamente. Più che sviluppatori, assistiamo in questi ultimi mesi, a produzioni di esperti del
‘prompt’. Badate bene, non è tutto oro quello che luccica, nel senso più deteriore del termine.
D’altro canto non è possibile definire inesperti, sviluppatori che istruiscono le AI alla concezione di
programmi e routine.
Se non si sa cosa si sta facendo, a livello teorico, è impossibile indirizzare gli agenti intelligenti a
formulare una qualsiasi forma di prodotto finito. Intendo con questo che l’AI da sola non basta per
produrre codice che abbia un senso! Pertanto, non si può definire mero lavoro di copia/incolla, quello
svolto da chi si dà il titolo di “sviluppatore”. Durante gli anni ‘80 si gridava al miracolo se il nostro
glorioso Commodore 64 produceva sintesi sonora vocale, adesso lo diamo per scontato. Sono fiducioso
nel credere che c’e’ ancora speranza per il popolo del joystick, in quanto l’AI costituisce un istruttore,
capace, se glielo si chiede, di informare di ogni passaggio o fase di sviluppo condotto, qualsiasi sia il
compito assegnato.
Per cui, a patto che si decida di continuare ad essere protagonisti, ben venga il vibe coding. Anzi,
auspico che le produzioni, con l’aiuto dell’AI non si limitino a ripetere a pappagallo la lezioncina ma
che costituiscano uno strumento di supporto informatico. Dovrebbe costituire un processo di
accelerazione, non di mera sostituzione del programmatore.
In queste ore di fermento per l’imminente rilascio di TheAmiga1200, Battilana e soci, ci decantano le
innumerevoli dotazioni di cui dispone la neonata macchina. A ben pensare, quello che si propone è
unicamente una replica, utile solo a tenere in vita l’hardware che diversamente sarebbe, prima o poi,
destinato all’obsolescenza. Ma noi si sa, siamo nostalgici, romantici e ci emozioniamo con poco.
Acquisteremo la macchina e giocheremo titoli che sul nostro A1200 classico, magari funzionante
ancora sulle nostre scrivanie, abbiamo già consumato per parecchio tempo. Non posso che applaudire
alla neonata macchina Atari. A breve assisteremo all’ennesima repro: l’Atari 800 XL (THE800XL è
previsto in uscita per aprile 2027). Devo dire che acquistarlo, varrà tutta la spesa e che in fondo sono
sempre soldi ben spesi, a dispetto di mogli e fidanzate che bistrattano ciò che amiamo in modo
viscerale. In fondo per tenere in vita la nostra passione, alimentarla e darle nuova luce, è il modo più efficace.
Con questa consapevolezza nel cuore, vogliamo darvi appuntamento al periodo natalizio che mai
come quest’anno ricalca i fasti dei Natali passati. Come nella migliore delle favole disneyane, le
prossime festività, saranno da tutti noi vissute con quello spirito e quella luce negli occhi, che brillavano
all’ombra delle nostre camerette, dinanzi a quel monitor o tv, che in alcuni casi era in bianco e nero
ma risplendeva e si colorava con la fantasia che caratterizzava noi ragazzi di quegli anni incredibili.
Se si vuol fare un paragone: negli anni Ottanta assistevamo a timidi tentativi di democratizzare lo
sviluppo dei videogiochi, rendendo accessibile anche ai semplici appassionati un’attività fino ad allora
riservata prevalentemente a chi possedeva competenze di programmazione. Strumenti come Games
Designer, H.U.R.G. e White Lightning consentivano di trasformare la propria fantasia in un videogioco,
pur entro i limiti imposti dai programmi stessi.
A oltre quarant’anni di distanza, l’avvento dell’intelligenza artificiale e del vibe coding, ripropone quella
stessa aspirazione su una scala completamente diversa. Oggi non si tratta più soltanto di modificare
sprite, suoni e movimenti attraverso menu predefiniti, ma di collaborare con sistemi capaci di scrivere
codice, analizzare problemi e contribuire alla realizzazione di progetti complessi. Rimane tuttavia una
distinzione fondamentale: facilitare la produzione non significa necessariamente migliorare la qualità
o l’originalità delle opere. La creatività, la sensibilità progettuale e la capacità di valutare il risultato
continuano a essere determinanti e costituiscono doti proprie insostituibili.
Se negli anni Ottanta la sfida era permettere a chiunque di creare un videogioco senza conoscere il
linguaggio macchina, oggi l’AI offre qualcosa in più: la possibilità di realizzarlo e, contemporaneamente,
imparare a comprendere la tecnologia che lo rende possibile. In fondo, il desiderio è rimasto lo stesso.
Sono cambiati radicalmente gli strumenti a disposizione per trasformarlo in realtà.
Se ci credi lo vedi, si diceva. Mai parole furono più azzeccate!
Filippo Occulto

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