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VARESE RETROCOMPUTING: dalle origini al 27 Settembre 2026.Cronaca di una giornata di amicizia e tanto sano retrocomputing

Sin dalle prime ore del mattino si respira l’atmosfera delle grandi occasioni, di quegli appuntamenti che per noi retrocomputeristi contano più di una prima alla Scala.
Una volta all’anno, gli spazi dell’Opera Hub di via Borghi, a Comerio, nell’area dell’ex Whirlpool, diventano il punto d’incontro di appassionati di informatica, sviluppatori, esperti di elettronica e smanettoni di ogni genere. Non occorrono grandi folle per rendere speciale un appuntamento
del genere: bastano la voglia di ritrovarsi, qualche vecchio computer acceso e tante storie da raccontare.

Ripartiamo dall’inizio. La storia di Varese Retrocomputing comincia il 27 aprile 2003, quando viene organizzata la prima edizione nel parco di Villa Toeplitz, a Varese, in collaborazione con il MUel. A promuovere l’iniziativa è Gianni “BBK” Zamperini, figura centrale della manifestazione,
scomparso nel 2014.
La sua memoria è stata celebrata nel corso dell’edizione 2024, in occasione della fondazione dell’omonima associazione. A ricordarlo è stato il nuovo direttivo, guidato da Bruno
Grampa e composto da Gabriele “Gab” Petino, Amedeo Valoroso, Fabio Massa, Lorenzo Vivarelli, Eugenio Ciceri e Francesco Lecca.
L’associazione nasce con un obiettivo che va oltre l’organizzazione degli incontri annuali: raccogliere le varie anime che orbitano intorno al retrocomputing e arrivare un giorno a realizzare un museo dell’informatica nel quale le macchine non siano soltanto oggetti da esposizione, ma continuino a funzionare e a raccontare la propria storia.
Prima del trasferimento a Comerio, le edizioni precedenti al 2025 si erano svolte nella cornice di Villa Truffini, a Tradate, sempre in provincia di Varese.
Personalmente, come socio e partecipante attivo alle iniziative di Varese Retrocomputing, ogni edizione rappresenta un’occasione per ritrovare vecchi amici, conoscere nuovi appassionati e confrontarmi su quella tecnologia che, a distanza di decenni, continua a suscitare il mio e altrui interesse.
Appena arrivato, finisco immancabilmente coinvolto in discussioni di ogni genere, soprattutto quando si parla delle nuove produzioni destinate ai computer del passato. Perché
il retrocomputing non è soltanto conservazione della memoria: è anche sviluppo, sperimentazione e voglia di continuare a creare.
Tra le prime macchine che attirano la mia attenzione c’è il Commodore 64 Ultimate di Lorenzo Vivarelli, sul quale gira Impossible Mission III, nuovo capitolo di una serie che ha segnato la storia del Commodore 64. Un’occasione per osservare da vicino quanto sia ancora viva la scena dello
sviluppo videoludico per gli home computer degli anni Ottanta.
Quest’anno, inoltre, la manifestazione è stata preceduta da un appuntamento particolare. Il sabato, negli stessi spazi di Opera Village, l’Associazione Hamlet ha organizzato una serata dedicata all’incontro tra cultura tecnologica, memoria del Novecento e sperimentazione sonora.
Protagonista il Collettivo Méliès, con “Il rumore del secolo”, una suite storiografica per intonarumori, elettrofoni e altri strumenti non convenzionali. Un progetto che intreccia performance musicale, documentario di montaggio e narrazione, esplorando il rapporto tra tecnologia e suono.

Non potevano mancare gli amici di ZZAP!, guidati da Paolo “Paolone” Besser, presenti con il loro stand e una selezione delle riviste autoprodotte dall’associazione Airons di Vigevano.
Spazio anche all’editoria specializzata, con gli stand dedicati ai libri sulla storia del videogioco di Andrea Contato e alle esposizione hardware di Retroedicola. Altra presenza eccellente della Manifestazione: Eugenio Ciceri con la sua serie di Levitator, ormai non limitata al solo Zx Spectrum, ma ad ogni riproduzione 8bit dell’epoca. Con una leggerissima predilezione per le macchine di casa Sinclair, svettano anche macchine Atari e Commodore. Nel mare magnum delle console fanno la loro bella mostra anche repro moderne di pezzi che sono un must, come l’Atari 2600 Pac-man edition. Immancabili i classici Pong-Style, NES, Sega in varie salse, Sony Playstation. Le immancabili apparizioni del Commodore VIC 20 con nuovi titoli direttamente
dalla scena homebrew, ZX 80 firmato dalla mano di Federico Faggin, Amiga 500, 600, 1000 e 2000, Pet CBM 8032 e varie altre macchine minori. Per gli amanti del modding una versione di Space Invaders che gira direttamente su un citofono e una repro dell’ Apple Machintosh del 1984, oltre che una riproduzione di un Altair 8800 mini. Onnipresente Retrocampus con il suo ormai famoso terminale minitel di Francesco Sblendorio, dove gira una BBS completa.
Tornando alla giornata di Varese Retrocomputing, una delle sorprese più gradite è stata la partecipazione del pubblico, quest’anno particolarmente numeroso, complice anche una
giornata di fine estate favorevole. Un risultato che sembra premiare il lavoro dell’associazione e l’impegno profuso nell’organizzazione. A scandire i momenti della manifestazione non poteva
mancare il DJ set dell’amico e socio Michele “Mik” Lias, presenza ormai abituale e protagonista dell’accompagnamento musicale negli eventi ai quali partecipa Varese Retrocomputing.
Tra gli espositori ritroviamo l’ormai immancabile collezione di EsoCop, presentata da Sergio Gervasini con la consueta collaborazione di Stefania Calcagno. Una presenza che negli anni è diventata uno dei riferimenti della manifestazione. Altro appuntamento atteso è quello delle conferenze, che ogni anno richiamano nella sala al piano superiore appassionati, esperti e semplici curiosi. Sul palco si alternano nomi conosciuti della scena retroinformatica e nuovi relatori, offrendo occasioni di approfondimento su temi che spaziano dalla storia dell’informatica al retrogaming. Tra le curiosità di questa edizione merita una menzione un alphaSyntauri, collegato a un computer Apple per produrre musica attraverso il sistema MusicSystem. Una testimonianza di quando informatica e sperimentazione musicale cominciavano a incontrarsi, aprendo possibilità che oggi diamo quasi per scontate.
Presente anche THE THINKER LAB, un laboratorio creativo dedicato ai giovani talenti, a conferma di come manifestazioni di questo genere possano rappresentare un punto d’incontro tra generazioni e competenze differenti.
Nel complesso, Varese Retrocomputing è riuscita ancora una volta a riunire espositori, collezionisti e realtà impegnate nella conservazione e nella valorizzazione della storia
informatica.
Per le prossime edizioni mi piacerebbe vedere una partecipazione ancora maggiore di sviluppatori e creatori di nuovi videogiochi per le piattaforme a 8 e 16 bit. Sarebbe
un modo per affiancare alla conservazione del passato anche quella scena contemporanea che continua a produrre software per macchine nate oltre quarant’anni fa.
La consueta scorpacciata di retrocomputing, per quest’anno, si è dunque conclusa. Ma il prossimo appuntamento è già all’orizzonte: dopo Halloween ci ritroveremo a Brusaporto
Retrocomputing, che domenica 8 novembre celebrerà la sua diciannovesima edizione.
Per il momento è tutto. Alla prossima!

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